Fotografia: Intervista al duo Carbonelli & Seganti


Come definite la serie artistica Carne e Verdura ?


ADRIANA: Questo lavoro riflette l’idea che avevo della bellezza, una certa ossessione della perfezione e dell’armonia. Pensavo che per essere “appetibili” fosse necessario essere attraenti, leggeri e giocosi.


CINZIA: Titolo ironico per una serie di scatti fotografici, nati con la spontaneità di chi osserva la natura e le sue forme.

Un trionfo della vita e della sua poetica complessità.

Definirei questo mio lavoro ironico, pop, dissacrante.



A quali nuovi progetti vi state dedicando attualmente?


ADRIANA: In questo momento nevralgico, l’osservazione della bellezza mi porta a guardare e a soffermarmi sul suo diretto opposto, quindi sull’imperfezione o sul semplice trascorrere del tempo. A mio avviso, il passare del tempo aggiunge bellezza, anziché "rovinare" il soggetto o l'oggetto, andando a rimarcare il ricordo perduto.

L’età che avanza sembra essere una spina nel fianco, un tabù, che la scienza, la tecnologia e la medicina cercano insistentemente di combattere. I segni dell'età vengono condannati e umiliati da un sistema socio-culturale che rifiuta di accettare l'invecchiamento e il disfacimento dei tessuti, della pelle, della sua tonicità come processo inesorabile e naturale.


CINZIA: Il mio prossimo lavoro artistico avrà di sicuro una matrice introspettiva.

Ritrovo grande entusiasmo nel riuscire ad entrare in contatto con la parte più profonda ed intima di un individuo. La macchina fotografica sarà al mio fianco come alleata assoluta per intraprendere questo nuovo percorso.



Come avete affrontato il lockdown e la pandemia? Siete riuscite a ricavare, nonostante tutto, ispirazione e forza dal dolore e dall'estraniamento, dalla forzata chiusura domestica?


ADRIANA: Ho imparato a dare più valore ai piccoli gesti quotidiani, solitamente sempre sacrificati all’efficenza professionale. Il lockdown mi ha spinto a ricercare un tempo più lento e a promuovere un’osservazione più empatica e una relazione più emotiva con l’altro.

Da qui nasce un altro progetto, quello del ritratto dell’iride, in cui l’unicità é il vero valore aggiunto anziché l’idea di perfezione e di bellezza.


CINZIA: La situazione che stiamo vivendo rappresenta per me una fase di grande trasformazione per l’umanità. É il momento del nuovo che avanza. Ho convertito la paura e le restrizioni nell’idea di cambiamento ed innovazione che vorrei riuscire ad esprimere attraverso la fotografia.



Queste fotografie sono nate di getto, ma si delineano in continuazione ad una ricerca durata 8 anni. Su cosa si sofferma la vostra ricerca? Se la serie Carne e Verdura è solo un tassello di un disegno più ampio, quali sono gli altri atti che fanno o faranno parte della vostra opera?


ADRIANA E CINZIA: In realtà la ricerca nasce in modo spontaneo, abbiamo sempre portato avanti una ricerca ossessiva sulla perfezione del corpo. Abbiamo fotografato molti attori, facevamo foto di moda e lo facciamo tuttora.

Abbiamo perseguito all'ennesima potenza questo discorso sulla forma e sulla grana della pelle. Un discorso che guarda alla perfezione in natura, sia associata al mondo dei vegetali che al corpo umano.

La prima fase creativa è stata quella della realizzazione di scatti e di ricerca sul corpo femminile.

Il secondo atto si è incentrato sul corpo maschile, si nota una connotazione più erotica e sensuale, probabilmente in quanto gli scatti sono nati in un momento successivo e per la natura stessa (il genere) dei soggetti.

Ora, questa componente estetica, che tuttavia rispecchia anche un estetismo psicologico, un aspetto di ricerca di perfezionamento interiore, sarà sicuramente presente nei lavori che andremo a fare. Il lavoro sta deviando e si sta dipingendo di una componente più emotiva ed introspettiva. Piano, piano l'ossessione per la perfezione lascia spazio al rilevarsi e all'emergere dei difetti che assumono ai nostri occhi un interesse nuovo e fulminante.



Il corpo nudo con le sue tonalità rosate e opache, la porosità della pelle, si contrappone all’ortaggio con le sue striature, i colori brillanti e fortemente estetici. La zucca diviene con i suoi spicchi a raggiera il prolungamento naturale di un muscoloso fondoschiena. Cosa vi attrae nei corpi e nelle similitudini riscontrate con la natura?


ADRIANA E CINZIA: L'idea interessante che poni ci ha fatto immediatamente scaturire una riflessione. Questo gioco di similitudini tra il corpo e la natura potrebbe nascere proprio dall'idea che uomo, piante, animali - la natura nella sua totalità- facciano tutti parte di uno stesso meccanismo. Nonostante l'essere umano con le sue forme sviluppate e la sua intelligenza si senta superiore e diverso. La bellezza degli esseri viventi si esprime attraverso dei tratti di unicità ma anche attraverso tratti di convergenza, condivisi con le altre specie. Tant'è che, con la nuova ricerca che stiamo effettuando sull'iride, cerchiamo di esprimere con gli scatti un concetto: nell'iride ingrandita è presente la forma dell'universo, come se una galassia galleggiasse al suo interno.

Ciò che ci piace sottolineare in questo lavoro è l'interconnessione potente tra uomo e natura.

Irriverenza e ironia, prima ancora della sensualità. Quanto è importante il gioco e la sinergia nella vostra arte?


ADRIANA E CINZIA: Il gioco è sicuramente molto importante tant'è che in alcuni degli scatti diventiamo noi stesse modelle, un segreto che non abbiamo mai rivelato ma che esprime l'idea del mettersi in gioco, la sinergia, la complicità presenti in questa ricerca fotografica. La ricerca si rivela anche gioco di scambio e "scambio di ruoli".

Ho notato che spesso parlando del vostro lavoro usate la prima persona singolare, sicuramente questo è dovuto alla divisione dei compiti e alle vostre competenze peculiari… potete descriverci come avviene uno shooting e come la post-produzione? Immaginate di voler far gustare anche a noi il momento quasi magico in cui un lavoro inizia a prendere forma…


ADRIANA E CINZIA: Il nostro lavoro è una sinergia a due, siamo completamente interscambiabili. Se abbiamo parlato al singolare era per rispondere alle tue domande, senza sovrapporci. Siamo in piena sinergia: se una delle due ha un'idea, l'altra aggiunge il contenuto. Se una delle due impugna la macchina fotografica, l'altra prepara il set o la persona che deve essere fotografata. È come se l'immagine da realizzare fosse incisa nella mente di entrambe… quasi mai sperimentiamo a caso. Quello che esce dalla macchina fotografica è esattamente l'immagine e il senso che volevamo esprimere "a priori". Nulla è lasciato al caso, a parte quando, durate lo shooting, cerchiamo di lasciarci andare all'emozioni del momento e all'interazione con i modelli.




Fino a quando l'immagine fotografica non corrisponde a quella mentale e dell'anima, non smettiamo di provare. Le sessioni fotografiche possono essere anche estremamente lunghe. Scattiamo a turno, nel caso di Carne e Verdura ci siamo prestate come modelle perché non riuscivamo ad ottenere il risultato voluto.

L'azione si struttura su un gioco a due, due menti che si incontrano. Quando ci rendiamo conto che miriamo a diversi obiettivi, a quel punto ci alterniamo nello scatto, seguiamo il punto di vista e il desiderio dell'altra e viceversa. Nella serie Carne e Verdura le fotografie con soggetti maschili sono state scattate separatamente e hanno una valenza leggermente diversa. Nel mio caso (Cinzia) c'è una componente più aggressiva mentre Adriana suggerisce un'idea più armonica. Il momento dello shooting è particolarmente magico e catartico, perseguiamo il lavoro come fosse una missione, come pensiamo accada per molti artisti. Alla fine di una sessione fotografica non ti senti esausta anzi sei carica, come se avessi dato forma a qualcosa di bello, nascosto dentro di te, senti di essere riuscita a costruire in sinergia con gli altri. Per la Post-produzione lavoriamo su una lieve patinatura anche se l'elaborazione è minima. I soggetti femminili della serie sono scattati su pellicola, in questo caso un'elaborazione successiva è quasi impossibile, quindi è già a monte nello scatto.


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