Intervista a Mauro Molle


La sua arte è contraddistinta da un’estetica pop, perché questa scelta?

La mia è principalmente una scelta estetica, ovviamente la pop art è una corrente che ha segnato un’epoca e che ancora oggi risulta viva. Tutti gli artisti secondo me, prima o poi, si scontrano con questa fase, che fa parte di un mondo globalizzato e contraddittorio, di eccessive informazioni e di ripetizione… quindi in fondo, è per me un modo di raccontare delle storie del mio tempo, con la consapevolezza che saremo sempre influenzati dai nostri predecessori.

Il tutto in chiave moderna, cercando sempre di far riflettere ma ogni tanto strappando qualche sorriso.


È un modo per arrivare a diversi pubblici in maniera più diretta?

Non è il mio pensiero principale, mi accorgo però che l’accentuazione di certi colori sulla tela o il soggetto più o meno popolare può attirare un pubblico più ampio. Io non mi reputo un artista commerciale, dipingo quello che mi detta l'istinto, il cuore… poi se nella soluzione finale dell'opera risulta un’estetica che avvicina a più gusti ne sono felicissimo. Vendere la propria opera e saperla a casa di qualcuno che apprezza e vive la tua idea di arte è per me la massima soddisfazione.


I protagonisti dei suoi dipinti sono animali antropomorfi, cosa nascondono e cosa rivelano?

È un percorso lungo ed elaborato quello che mi ha portato a questa ricerca. Ho sempre amato la figura umana, fin dalle prime esperienze di pittura. La svolta è arrivata con la serie “Decostruzioni" nella quale ho voluto scomporre e ricomporre la figura e creare pose surreali e quasi al limite dell’equilibrio ma sempre mantenendo una correttezza di stile. Unica cosa…le figure non avevano volti. In quel momento non era importante, mi sono concentrato più sul corpo, la sua forza e la sua bellezza.


Dopo qualche anno, mi sono preso una pausa e ho lavorato su “Kaleidozoo", uno studio approfondito sugli animali, le loro espressività, accentuando le dimensioni per entrare nelle loro più sottili sfaccettature. I colori sulla tela cambiavano, si modellavano d'istinto adeguandosi al mio gusto del momento… le opere hanno girato per un pò, sia in Italia che all’estero, alcune sono tornate, altre no, ogni volta però che mi ritrovavo a studio con loro e con le "Decostruzioni" avevo la sensazione che i due cicli si parlassero, comunicassero fra loro.


È da lì che, dopo giorni di osservazione, ho capito che doveva crearsi una simbiosi. Ho iniziato con delle bozze su carta, tecnicamente sviluppate a collage e tecnica mista, da qui il passo è stato breve, avevo tutto chiaro: dovevo adottare l'olio su tela, la mia tecnica prediletta, per ricreare quello che avevo immaginato, delle figure umane, sì, ma contraddistinte dall’animale che poteva esprimere l'emozione interiore, quella rabbia o quella gioia , quello stupore o quella curiosità, proprie dell'istinto primordiale. Sono piccole storie, "Little Stories" appunto, che racchiudono in ogni singola opera un mio personale percorso artistico, un racconto, nascondono tanti messaggi e ne rivelano altrettanti.

Le interessa tirare fuori il selvatico dall’uomo o il contrario?

Ogni opera è una storia, probabile si possa dire che dipenda da cosa si stia osservando. Nelle "Decostruzioni" l'essere umano era al centro del racconto ma le movenze e le pose estreme potevano avvicinarsi al mondo animale. "Little Stories" risulta un ibrido, non è una ricerca basata sul dare più o meno la sensazione dell'uomo come animale o viceversa . Come ho raccontato in precedenza , è nato tutto da osservazioni e spunti, sono stati dettati dall'osservazione delle mie stesse opere, e da quanto la società tutti i giorni ci propone. Sono sempre curioso però di ascoltare una persona che osservando un mio quadro nota qualcosa di nuovo, magari una storia diversa, una lettura opposta alla mia.


Quali sono le sue letture preferite o le fonti di ispirazione che alimentano maggiormente i suoi dipinti?

Amo Dick e Ballard per citarne alcuni. Hanno aperto in me una visione della società umana dirompente e passionale, alcune volte persino paradossale, altre volte ironica. Ogni tanto mi diverto a leggere le vite degli artisti. Mi ha sempre appassionato, da quando studiavo a scuola, la cronaca di vita di questi personaggi, le loro follie, le loro passioni, i loro misteri.

Sicuramente nella mia vita artistica sono stato influenzato dal fascino del surrealismo. Ora non saprei, so apprezzare molte più correnti, anche quelle lontane dal mio stile .

La sua tecnica presuppone il fascino per il collage cubista e per il bricolage (anche guardando il suo significato per Levi-Strauss), da dove preleva i materiali visivi e come li riorganizza entro i confini dell’immagine?


Come dicevo la fase del collage è l'inizio del percorso per le mie "Little Stories", mi serve per organizzare l’ immagine che verrà poi rappresentata definitivamente, olio su tela. Quelli che reputo ed ho citato come "bozzetti su carta" sono tuttavia spesso delle opere finite, uniche, realizzate di getto. Ecco perché, nel momento in cui organizzo una mostra o presento questo ciclo, mi piace portare quasi sullo stesso livello le tele e le carte, raccontando un percorso.


Sul dove raccolgo il materiale potrei rispondere da qualsiasi fonte possa incuriosirmi e che non ho mai smesso di immagazzinare, ho sempre tenuto da parte per poi usare, immagini che mi stimolavano e che facevano e fanno parte del mio background. Questa situazione mi ha sempre fatto pensare alle storie sullo studio di Bacon, magari meno maniacale…


Nei suoi dipinti vi è l’uomo con i suoi vizi e le sue abitudini, anche virali (lo smartphone) ma anche l’educazione, tante lettere appaiono infatti nel background. Quanto è importante per lei il valore educativo dell’immagine, vista anche la sua attività di illustratore di libri per bambini?

Si in effetti sono stato portato nelle ultime opere a rappresentare l'uomo come uno schiavo del telefono o di qualsiasi mezzo di comunicazione social … sempre però in chiave ironica , o comunque sdrammatizzando la situazione. Forse proprio in questo caso le figure antropomorfe mi hanno aiutato a vivere questa realtà come un gioco, un istinto primordiale, una voglia di ruggire verso il prossimo ma mai direttamente, con eleganza, in intimità.


Le lettere, i numeri ed i simboli sul fondo dell'opera raccontano il quadro, frammentandosi e ricomponendosi danno un titolo, a volte musicale, dell'opera finita. L'incuriosire lo spettatore dal più banale tratto sul fondo della tela fino alla pennellata finale è una conquista, il far sentire un rumore assordante o una nota musicale che accompagna il silenzio è la più bella delle sensazioni a volte… in Little Stories è racchiuso un mondo che cerco di raccontare, forse già conosciuto ma da esplorare con attenzione.


Mi descriva cos’è per lei il “gioco”.

Parola complicata per un artista.


Personalmente mi sento continuamente in gioco, la mia vita è completamente donata all'arte, da una parte intellettualmente, dall'altra professionalmente. Poi c’è la mia famiglia, il gioco dell’arte in questo caso diventa vita vera e devo confrontarmi con la realtà. Complicata la parola gioco per me … sembrerebbe per i non addetti ai lavori che un'artista viva di vita propria, al di sopra delle parti, in un mondo alternativo, in chissà quale universo parallelo.


Per me, non è mai stato così… ho sempre cercato di confrontarmi con la realtà che mi circonda, ho sempre mantenuto una mia personalità, ho giocato sì, ma con la voglia di trasmettere comunque un messaggio. Anche nel mio alterego da illustratore, che forse è la parte più giocosa, cerco sempre di raccontare, di provare a trasformare un piccolo disegno, in un grande messaggio. Insomma, gioco, dipingo, disegno, illustro, vivo, in un mondo talmente complicato da non permettere errori.


Gioco …. Parola complicata per un artista del 2021!


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ph: Mauro Molle


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